Il numero di appassionati agli eSports nel mondo raggiungerà quota 165 milioni per la fine del 2018, mostrando un tasso di crescita del 15% di anno in anno.

I ricavi provenienti da tale settore aumenteranno del 38% rispetto al 2017 toccando i 906 milioni di dollari. In più, si prevede che entro il 2021 si arriverà a toccare quota 1,65 miliardi di dollari.

 

La maggior parte del business si sviluppa in Nord America (38%) e Cina (18%).

Si tratta di numeri da tener d’occhio e che devono far riflettere sulla possibilità d’investimento in questo settore (in fondo all’articolo ti ho inserito la fonte con altri dettagli).

Ecco di cosa andremo a parlare:

 

Dalla singola iniziativa alla necessità di un’organizzazione

In Italia solamente alcune società hanno capito il reale potenziale degli eSports. Probabilmente ciò è dovuto ancora ad una visione miope dei soggetti economici ai vertici.

Non sembra essere così però per alcune realtà come: Roma, Sampdoria, Genoa, Empoli, Parma e Cagliari.

Addirittura in casa giallorossa hanno preso questa faccenda degli eSports realmente sul serio, tanto da creare un profilo ufficiale su Twitter interamente dedicato a questo settore.

In più, l’As Roma non perde il vizio di annunciare i propri tesserati in grande stile.

Neanche la Sampdoria sembra però scherzare: ha infatti aperto un profilo Instagram dedicato. In generale la Samp è stata la prima ad assumere un player pro (Mattia “Lonewolf92” Guarracino). Attualmente il team è in fase di espansione ed è alla ricerca di un player su Xbox e di un giovane da formare nella propria accademy.

I blucerchiati saranno anche i primi ad avviare la eFootball Room allo stadio. L’istituzione di questa gaming room in uno spazio fisico come lo stadio non fa altro che sottolineare una chiara strategia alla base di questa iniziativa: il passaggio dal social al real.

Ma a parte queste singole iniziative, manca in Italia una vera e propria competizione.

Quali leghe e federazioni hanno avviato campionati?

La prima ad affacciarsi in una competizione ufficiale è stata la Ligue One che ha debuttato ufficialmente nell’ottobre del 2018.

In Spagna, l’anno scorso, è partita le LaLiga eSports sponsorizzata da McDonald’s, Allianz, Hyundai e Orange, compagnia telefonica francese. Nomi importanti.

Follow the money. Ma ci torneremo tra un pò su questo punto.

Da quest’anno inoltre le squadre della Bundesliga e Bundesliga 2 (la serie b tedesca) avranno la possibilità di sfidarsi sui terreni da gioco virtuali di FIFA 19. La DFL Deutsche Fußball Liga ha infatti annunciato l’inizio della “VBL Club Championship”.

Il torneo tedesco partirà ufficialmente il 19 gennaio 2018.

Come non poteva mancare un torneo esportivo nella patria che ha dato i natali al calcio. La federazione britannica ha infatti annunciato l’avvio della ePremier League.

 

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Anche questo torneo partirà a gennaio.

Il passaggio successivo alla formazione di tutti questi tornei a livello di federazioni nazionali era solamente uno: la eChampions League.

Il torneo, che si svolgerà solamente su Playstation 4 (dato che Sony è uno dei più importanti sponsor del torneo), dopo una prima fase di selezione vedrà sfidarsi i miglior 64 player. Dove si svolgerà la finale? Ovviamente a Madrid, sede della prossima finale di Champions.

Dove culminerà tutto ciò?

FIFA eWorld Cup

Ovviamente nella FIFA eWorld Cup che si terrà quest’estate e di cui i passaggi fondamentali sono riassunti nell’immagine qui sopra.

Siamo pronti alla eSerie A?

È notizia di alcuni giorni fa da parte di Ultimo Uomo secondo il quale la Serie A vorrebbe sbarcare nel mondo degli eSports a partire dal prossimo campionato.

Sarebbe una risposta ai tornei che sono stati menzionati in precedenza e rappresenterebbe un passo avanti per la federazione e lega italiana.

La possibilità di un torneo ufficiale italiano potrebbe rappresentare una risposta all’arretratezza del nostro sistema calcio, soprattutto in termini di infrastrutture.

Questa iniziativa sembrerebbe accompagnare l’operazione di rebranding che la Serie A ha messo in atto, la cui mossa più rumorosa è stata sicuramento il rifacimento del logo o l’imposizione della fascia da capitano uguale per tutti.

Operazioni che certamente non bastano a colmare il gap con le altre federazioni europee, ma che in un certo senso pongono le basi per un cammino nella direzione verso una dimensione più internazionale.

L’apertura (soprattutto culturale) verso un evento del genere fa ben sperare sia le società italiane sia tutti quei stakeholder come finanziatori, imprenditori, startup e soprattutto tifosi verso una rinascita del calcio italiano.

Quale futuro per il business sportivo ed esportivo?

Il punto di arrivo degli eSports dovrà essere necessariamente quello in cui tali eventi virtuali diventeranno perfettamente integrati con il mondo offline.

Arriveremo alla compravendita di videogiocatori tra società sportive, con sessioni di mercato dedicate.

I match tra squadre esportive faranno da corollario agli incontri delle prime squadre e vi saranno sempre maggiori sforzi da parte delle società nell’andare ad investire nella formazione e nella preparazione di quelli che possono essere considerati dei veri e propri atleti.

L’entertainment nel mondo del calcio, focus del nostro approfondimento, ma in generale dello sport non potrà che benificiare dell’effetto positivo che questo nuovo movimento sta apportando.

Come siamo soliti sottolineare, sono queste le iniziative che apportano valore agli stakeholder che ruotano nel mondo del calcio e non. Basti pensare agli innumerevoli sponsor presenti nel torneo della Liga spagnola. Se questi big investono in questo mercato, forse un occhio dovremmo buttarcelo.

Il calcio è un mondo ancora enormemente indietro in relazione alle opportunità che queste innovazioni possono apportare ed è bene quindi iniziare ad investire ora per ottenere un vantaggio competitivo di cui beneficiare nel prossimo futuro.

Gli eSports rappresentano sicuramente un modo innovativo di comunicare con i propri tifosi.

Come ci racconta Michele Imbimbo, founder di Stargraph e uno dei massimi esperti di Sport-Tech:

La vera sfida è trovare il modo di convertire i giocatori di FIFA o PES o di altri videogiochi “sportivi” in atleti e/o spettatori degli sport “tradizionali”.

La generazione dei millennials si è appassionata al calcio iniziando a giocare per strada a pallone, poi iscrivendosi a scuole calcio e poi o proseguendo la carriera o continuando a ritrovarsi con gli amici per la partita settimanale.

E questa generazione ha avuto come naturale sbocco il seguire il calcio in TV o allo stadio, tifare una squadra o creare una lega di fantacalcio.

Ora il modello è completamente diverso: i giovanissimi, iniziano a conoscere il calcio attraverso i videogiochi, sfidandosi spesso a distanza.

Già oggi gli esports hanno sostituito la partita per strada con gli amici: c’è bisogno, allora, che siano proprio gli esports a diventare il nuovo bacino di appassionati da poter convertono in atleti e/o tifosi.

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Grazie.

Clicca qui per i maggiori dati sugli eSports.

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